- 17.07.2025
Durante il cambio tra due stazioni, Sergio sente come se il vagone del treno si stringesse intorno a lui. Il cuore gli si contrae — non per paura della folla, ma per quella sensazione appiccicosa e insistente, come se potesse presto perdersi dentro se stesso. Impara a notare la differenza: tra il ronzio di fondo che lo sveglia, come una debole corrente nel petto, e quei momenti in cui l’ondata di panico arriva all’improvviso, facendo sembrare il corpo estraneo e ingovernabile. Nei suoi giorni, l’ansia non somiglia a un temporale, piuttosto è come una pioggia lunga e grigia: fruscia nelle orecchie, impedisce di respirare a fondo, sfianca, non urla mai ma non tace. Sergio si preoccupa in anticipo, rivive scenari nelle riunioni, cerca storie simili sui social, tentando di convincersi che va tutto bene, anche se dentro fa male. È un’ombra che resta con lui di notte e lo accoglie al mattino — non una drammatica esplosione, ma una routine snervante di costante attesa del peggio. Ma l’attacc
Il bagliore del monitor illumina la stanza, ma per Alex questa luce non è solo un’illusione di controllo: diventa un filo sottile che lo collega al mondo intorno. Si chiede perché la tecnologia lo tradisca sempre nei momenti più cruciali e improvvisamente capisce che il tentativo di tenere tutto sotto controllo è diventato una prigione dalle sbarre invisibili. I suoi primi tentativi di riparare il mouse — clic febbrili, cambio di porte USB, gesti irritati — finiscono tutti allo stesso modo: un cursore silenzioso, immobile.